Friend request. Richiesta di amicizia.

[Recensione] “Friend request. Richiesta di amicizia” di Laura Marshall

Buon sabato e buon primo terzo d’estate! È stato pubblicato qualche giorno fa questo thriller, dal titolo Friend request. Richiesta di amicizia, che mira a mettere in luce le insidie dell’era dei social network in una società sempre più assorbita dai colori sgargianti di uno schermo piatto. Ora, bando alle chiacchiere e analizziamolo assieme!

 

Friend Request

Il libro

Titolo: Friend request. Richiesta di amicizia
Autore: Laura Marshall
Genere: thriller
Editore: Piemme
Pagine: 348

Un romanzo dalla lettura compulsiva, che racconta qualcosa che potrebbe succedere a tutti noi: chi non ha paura di ricevere una richiesta di amicizia su Facebook… dalla persona sbagliata?

“Il mio nome è Louise Williams e oggi ho ricevuto un messaggio diverso dagli altri. «Maria Weston vuole stringere amicizia con te.» Forse è stato proprio questo il problema, fin dall’inizio. Maria Weston voleva diventare mia amica, e io l’ho delusa. Maria Weston vuole stringere amicizia con me. Ma Maria Weston è morta più di venticinque anni fa.”

Uscito nell’estate 2017 e tuttora, dopo un anno, in vetta alle classifiche inglesi, Friend Request −Richiesta di amicizia arriva finalmente in Italia. Un romanzo dalla lettura compulsiva, che racconta qualcosa che potrebbe succedere a tutti noi: chi non ha paura di ricevere una richiesta di amicizia su Facebook… dalla persona sbagliata? Nessuno è al sicuro quando ha troppi segreti, perché il passato ha la brutta abitudine di tornare sempre a prenderci. E, per Louise, tornare al passato significa anche risolvere i nodi che ingarbugliano ormai da troppi anni il suo cuore. Un romanzo che ha fatto impazzire i lettori inglesi, una lettura trascinante che colorerà di suspense ed emozione vera la vostra estate.

Voto:

 

La recensione

A quale categoria di facebookiani appartenete?

Siete della risma dei postatori compulsivi, quelli che rilasciano foto a ciclo continuo di sé, delle proprie performance culinarie, del bicchiere d’acqua sul tavolo di ristorante a cui sono seduti?
Promuovete, con l’aggressività di un conduttore di televendite e infilando cuoricini e faccine sorridenti una dietro l’altra nei vostri post, prodotti dimagranti miracolosi per vostro tornaconto monetario?
O preferite forse sedere in panchina, spiando i vostri amici da dietro le quinte senza mai postare niente voi stessi? Vi affacciate quindi al mondo virtuale con meno frequenza di quanto la Terra giri attorno al Sole?
Forse tormentate gli amici con meme dei vostri film/libri/attori preferiti, e non paghi integrate con uno spammaggio selvaggio di altrettanti meme su gruppi e pagine a questi film/libri/attori dedicati?

Chi ha la sfortuna di avermi fra la cerchia di amici su Facebook saprà a quale categoria associarmi. Ma nessuno di voi, a meno che non abbia già letto Friend Request. Richiesta di amicizia e sia qui per trovare sostegno o meno alle proprie impressioni sul libro, sa a quale categoria appartenga Louise Williams.

Louise non soffre di crisi di astinenza, né lascia il suo account di Facebook allo stato brado come la giunta con certe aiuole del comune. L’ago della bilancia della sua attività di condivisione sta esattamente nel mezzo: non si tira indietro dal pubblicare particolari della sua vita privata, ma neanche esagera in quello che esibisce, in un equilibrio che tutti considereremmo sicuro da invasioni di privacy o furti d’identità. Tuttavia, scoprirà che anche un uso morigerato di Facebook può costarle più di un battito mancato e stille di sudore freddo sulla fronte

 

Maria Weston, sei davvero tu?

Come poteva sapere, Louise, che quel mezzobusto bianco su campo azzurro nella parte alta dello schermo avrebbe innescato, come l’eco di un urlo in alta montagna, una valanga di guai?

Come il nome di Maria Weston compare nell’elenco notifiche, ricordi che Louise ha impiegato anni per contenere nei recessi del subconscio rompono la diga in cui sono stati forzatamente intrappolati: Maria Weston, morta a una festa di liceo, non può essere ancora viva. Non può essere lei a manovrare il profilo dall’altro capo della rete. O sì?

E non è tutto. Qualcuno, di identità non ben precisata, sta organizzando una rimpatriata di classe. Le date sembrano troppo studiate per essere una coincidenza: Louise dovrà scegliere se risalire al mittente della richiesta di amicizia, indagine che implica un tuffo in un passato scomodo, reso doloroso da peccati di gioventù mai espiati, o se chiudere il coperchio del portatile, mettersi una pezza agli occhi e fingere che il corso della vita scorra indisturbato come sempre.

Ma non c’è requie per Louise. Se dapprima la donna liquida la questione con un’autodiagnosi di paranoia, quando alla richiesta di amicizia si sommano degli inquietanti messaggi privati è costretta ad ammettere di essere pedinata e inspirare a pieni polmoni: e tuffo sia, dunque. Maria Weston è ancora viva? Non le resta che trattenere il fiato, farsi coraggio e scoprirlo. E se non è lei, chi sta profanando il suo nome, chi la sta impersonando? Soprattutto, che motivi ha per perseguitarla?

All’ultima domanda, la coscienza della nostra protagonista sa rispondere con fin troppa precisione.

 

La tua debolezza è la mia forza

Friend request. Richiesta di amicizia, come Carrie di Stephen King, a cui dà l’impressione di ispirarsi, è una storia sul bullismo e su quella necessità, comune a molti adolescenti, di convergere verso chi brilla di fama e successo nella speranza di intercettare un raggio di luce riflessa.

Come la falena che cerca la lampadina e con questa si brucia, ai tempi del liceo Louise si aggrappava mani e piedi alla sua amicizia con la compagna di scuola Sophie. Sophie era famosa, era bella, era attorniata da stuoli di ragazzi pronti a stenderlesi di fronte perché si potesse pulire le suole sul retro delle loro magliette. Un passe-partout per le feste più esclusive del liceo, a patto che ti prendesse sotto la sua egida. Louise aveva bisogno di Sophie tanto quanto Sophie aveva bisogno di Louise: una persona adorante da guardare dall’alto in basso per sentirsi riaffermati, approvati, apprezzati. Tu scivoli, io mi elevo e ti offro una mano per illuderti di poterti definire membro del mio gruppo.

Insomma… ciò che Sophie ordina, la docile Louise esegue.

È la quintessenza della manipolazione emotiva. E sarà ciò che cambierà per sempre la vita di Louise.

 

Unico neo: protagoniste come da manuale del perfetto cliché

Louise è cresciuta e ha abbandonato, o quantomeno ridimensionato, la portata delle sue paure di adolescente: è reduce da un divorzio, ma adora suo figlio e il suo lavoro di arredatrice. Non teme più di essere esclusa nelle relazioni interpersonali… oppure sì?

Nel rapportarsi con i vecchi compagni di scuola, Louise regredisce. Si tratta proprio di un’involuzione: da donna di medio successo a ragazzina spaurita, con le pupille ingigantite dall’ansia, accucciata nell’angolino nella speranza che nessuno le rivolga la parola perché le sudano i palmi al sol pensare di rivedere i volti noti del liceo.

No, no, no. E lo so che i thriller devono suscitare emozioni, ma ne abbiamo (ho) piene le tasche di protagoniste passive, di invertebrate senza spina dorsale. Per non parlare della frivolezza di Sophie: quanta originalità…

 

Per concludere

Depista bene e descrive bene, mantenendo alta l’attenzione fino al punto di conclusione che non ci si aspetta. Ben congegnati i flashback degli anni di liceo che si alternano alla narrazione al presente. Punto dolente in una sfilza di pollici in su, lo stereotipo scolastico della ragazza timida e dell’adolescente procace.

Stellina per recensioni.Stellina per recensioni.Stellina per recensioni.Stellina per recensioni.

La lepisma libraia

Friend request. Richiesta di amicizia

8

Sviluppo

9.0/10

Stile

8.0/10

Personaggi

7.0/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *