[Letture in inglese] “The House with Chicken Legs” di Sophie Anderson

In un panorama sempre più internazionale, sapersi destreggiare fra lingue diverse da quella madre è indispensabile per restare al passo con le esigenze dei nostri tempi. Se da lettori uniamo l’utile al dilettevole attraverso la lettura di libri in lingua originale, apriamo anche la porta a migliaia di opere mai importate nel nostro Paese.

The House with Chicken Legs (“La casa con zampe di gallina”) è un libro per ragazzi che propone una rivisitazione soft della leggenda di Baba Yaga. Secondo il folklore russo, Baba Yaga è una presenza controversa: è una sgradevole megera, una strega che mangia bambini, ma è anche una vecchia che elargisce saggezza e consigli. Un personaggio dalla doppia faccia, insomma, che conduce un’esistenza solitaria in una casa che, appunto, poggia su un paio di zampe di gallina.

La Baba Yaga di Sophie Anderson smussa i lati spigolosi di questo mito e lo rielabora nella figura di una benevola vecchina che ogni notte apre le porte della sua casa alle anime erranti dei defunti e qui le intrattiene con un’ultima cena prima di guidarle nell’aldilà. The House with Chicken Legs è un libro che trabocca d’amore, magia e leggenda.

 

Titolo: The House with Chicken Legs
Autore: Sophie Anderson
Genere: fantasy per ragazzi
Editore: Usborne Publishing

Sinossi

La dodicenne Marinka vuole solo un amico. Un amico in carne e ossa, non una casa che poggia su zampe di gallina. Certo, la casa sa giocare ad acchiapparella e nascondino, ma Marinka desidera un compagno di giochi umano, qualcuno con cui possa dialogare e condividere segreti.
Ma sua nonna è una Yaga, un guardiano che guida i morti verso l’aldilà. Fare amicizia non è facile quando si vive in una casa che tende ad andarsene a zonzo per il mondo intero, trascinando nel trasloco anche tutti i suoi residenti. Quel che è peggio, Marinka è destinata a diventare una Yaga a sua volta e si sta esercitando in vista del ruolo che le toccherà assumere: per lei non ci sono lezioni a scuola, non ci sono feste di compleanno né compagni di classe con cui trascorrere il pomeriggio.
Così, quando le capita di stringere amicizia con un coetaneo, un essere umano proprio come lei, Marinka finisce per trasgredire a tutte le regole con devastanti conseguenze. La sua cara nonna scompare e tocca a Marinka andarla a cercare, anche se questo implica intraprendere un pericoloso viaggio nell’aldilà.
Con il suo misto di fantasia, humor e avventura, questo debutto letterario avvolge il cuore e non lo lascia più andare.

Traduzione libera a cura di La lepisma libraia

Perché consiglio The House with Chicken Legs?

Perché pochi libri esplorano un argomento così delicato come la morte in maniera così… delicata. Nella casa con zampe di gallina si respira un’atmosfera fiabesca, accogliente, ospitale. Anziché raggelare, riscalda con quel tipo di calore che ti avviluppa come un bozzolo e da cui non vorresti più uscire.

Baba Yaga è una nonna da manuale: saggia, paziente, a tratti malinconica, mai severa, di una lungimiranza senza eguali, giovane dentro nonostante gli acciacchi, dispensatrice di abbracci a volontà e di conforto all’occorrenza. Marinka, invece, dodici anni ha e come se avesse dodici anni si comporta. The House with Chicken Legs narra della ribellione dell’adolescenza, del bisogno che ognuno ha di costruirsi da sé il proprio futuro, dell’accettazione delle responsabilità che derivano da un errore commesso.

La morte diventa qui un’occasione per celebrare la vita vissuta. I trapassati brindano in compagnia e danno un ultimo sguardo alla lunga serie di impronte che si sono lasciati alle spalle – prima gattonando, poi camminando, infine trascinandosi con un bastone – prima di tuffarsi nell’ignoto dell’aldilà. Grazie all’amorevole Yaga che funge da faro e da guida, le anime compiono il grande salto in serenità.

È un libro dolceamaro che tocca temi fondamentali come la perdita di una persona a noi cara: non mancano mazzate che arrivano dritte, improvvise e spiacevoli come un pugno allo stomaco.

 

A chi consiglio The House with Chicken Legs?

A chi cerca libri che commuovano e confortino. Chi ha amato Coco troverà un’atmosfera familiare. Raccomando questo libro a chi non disdegna storie dal forte carico emotivo e, soprattutto, a chi ha almeno un B1 per non tenersi sempre dappresso il dizionario.

La lepisma libraia

Compralo qui

[Letture in inglese] “The Ship that Flew” di Hilda Lewis

In un panorama sempre più internazionale, sapersi destreggiare fra lingue diverse da quella madre è indispensabile per restare al passo con le esigenze dei nostri tempi. Se da lettori uniamo l’utile al dilettevole attraverso la lettura di libri in lingua originale, apriamo anche la porta a migliaia di opere mai importate nel nostro Paese.

Durante una gita a Rimini avevo comprato un fantastico modellino di galeone in un negozio che vendeva soprammobili lavorati in legno. A dispetto delle mie manie di condivisione, non pubblicherò alcuna foto delle sue attuali condizioni. In vent’anni di pacifica esistenza sulla mensola più alta di camera mia, infatti, è diventato pianta stabile di qualche miliardo di acari. Il ponte è ricoperto da un letto di materia grigia impossibile da spazzare via senza fare più danni del mitico kraken. Spolverarlo, poi, è impossibile, se non con un lavoro certosino a opera di un pennello a setole morbide: troppe vele, troppe sartie che si possono spezzare come corde di violino.

Ma cosa c’entra questa introduzione con il libro (errata corrige: tradotto in italiano nel 1998 da Mondadori con il titolo La nave volante e purtroppo fuori edizione, grazie a Francesca per la segnalazione!) che vorrei consigliarvi oggi? Questo libro parla di un modellino di nave molto speciale, un modellino che attira l’attenzione e l’ammirazione del giovane Peter verso la vetrina nella quale è esposto. Nonostante il mio modellino abbia di magico solo la capacità di attirare la polvere, mi sono per un attimo rivista in lui, il protagonista di The Ship that Flew, La nave che volava.

 

The Ship that Flew.

Titolo: The Ship that Flew
Autore: Hilda Lewis
Genere: fantasy per ragazzi/umoristico
Editore: Criterion Books

Sinossi

Quando Peter nota il modellino di nave all’interno della vetrina del negozio di giocattoli, lo desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo. Questo, però, non è un normale modellino. La nave giocattolo può librarsi magicamente in volo e condurre Peter e i suoi fratelli dovunque vogliano andare. Stagione dopo stagione, la nave magica li condurrà attraverso fantastiche avventure nello spazio e nel tempo, tra Paesi esotici e la Normandia di secoli or sono.

Traduzione libera a cura di La lepisma libraia

Perché consiglio The Ship That Flew?

Perché è escapismo della migliore qualità. L’eterno bambino Peter Pan ci ha insegnato a custodire il senso di meraviglia tipico dell’infanzia. Il coraggioso Peter Pevensie ad assumerci le nostre responsabilità e a tutelare chi è più debole di noi. Peter Grant e i suoi tre fratelli ci fanno salire a bordo della loro nave speciale in grado di solcare il mare del tempo in una serie di avventure dove non mancano brividi di paura, a ricordare che anche nelle buone intenzioni si nascondono insidie.

Con più di qualche cenno alla mitologia norrena (il giocattolaio vi ricorderà qualcuno, in tal senso), Hilda Lewis ci porta a sorvolare le acque del Nilo ai tempi dei faraoni dell’Antico Egitto, tra i tendaggi colorati e gli schiamazzi di un bazaar, nella Normandia di Guglielmo il Conquistatore. Com’è possibile tutto ciò? È presto detto: il modellino non è altro che Skíðblaðnir sotto mentite (o farei meglio a dire rimpicciolite) spoglie. La nave del dio Freyr capace di manovrare il tempo e lo spazio.

Anche Loki fa una comparsata, e non si presenta per allietare certo gli animi.

 

A chi consiglio The Ship That Flew?

I livelli A2 troveranno, per i loro denti, del pane raffermo e duro come una suola di scarpa. I B1 si gusteranno il piatto con solo qualche necessaria capatina al vocabolario, perché la sintassi è semplice e diretta e le frasi brevi. Se stringete in mano il First, potete in tutta tranquillità sprofondare in poltrona e immergervi senza pause nella lettura. Consigliato a sognatori di tutte le età.

La lepisma libraia

Compralo qui

Dalla matita allo schermo: “Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie”

Noi topini lepisme di biblioteca attribuiamo alla parola scritta un peso specifico tutto particolare. Non riflettiamo però troppo sul fatto che non è necessario scomodare le lettere dell’alfabeto per incidere una storia sulla carta. Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie riduce al minimo i caratteri tipografici per dare carta bianca al mondo colorato dell’arte.

Vignette e strisce mute si pubblicano da decenni a questa parte e non mancano mai di divertire, indignare, sobillare. Abbattono le barriere del linguaggio e si fanno capire da chiunque abbia occhi per guardare. Per perpetuare un’idea, infatti, bastano un canovaccio bianco e la tavolozza dei colori. Oppure, proponendo una combinazione aggiornata ai nostri tempi digitali, la superficie magnetica di una tavoletta grafica e una buona dimestichezza con l’interfaccia di Corel Painter.

Sto parlando degli art book. Di un art book in particolare: Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie, che ho aggiunto in libreria sulla fine del 2018 e su cui non ho ancora smesso di sbavare (metaforicamente parlando, ovvio).

 

Iron Man VS nave aliena.

 

La strada di Infinity War verso il cinema è lastricata di… design abbandonati

Cronologicamente fedele alla struttura del film di cui intende rivelare i retroscena, Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie impressiona per qualità e quantità. Il fiuto formidabile dei talent scout di Mamma Marvel si traduce in un’équipe di formidabili artisti che competono fra di loro per superarsi tavola dopo tavola e stupire l’osservatore a ogni cambio facciata. E non commettete l’errore di pensare che l’abitudine stemperi la meraviglia: a prescindere dal numero di volte che lo sfoglierete, non mancherà di sbalordirvi.

 

Thor e la sua Stormbreaker.

 

Alle tavole propriamente dette che sprizzano talento e dinamicità da ogni cm di cellulosa, si alternano cataloghi di concept art, primi piani, specchietti informativi e studi di prospettiva dei personaggi dominanti del film. È fra queste pagine che le sopracciglia svettano verso l’alto. Ci si rende conto della mole di impegno che ha portato i nostri supereroi preferiti a essere quello che sono oggi.

La resa proiettata su schermo è “solo” ciò che è sopravvissuto a una lunga serie di tentativi che invece non ce l’hanno fatta. Ogni scelta stilistica, che siano le nuove rotondità della tenuta da battaglia di Thor o la drastica sforbiciata ai capelli di Captain Marvel (non rappresentate nell’art book, che da titolo si ferma all’era pre-schiocco, ma che credo e spero avremo modo di approfondire nel volume dedicato a Endgame), si tira dietro uno strascico matrimoniale di varianti rifiutate in corso d’opera.

 

Thanos, varianti di vestiario.

 

Un costume è impacciato, imbarazzante, troppo fumettoso? Il CGI rendering di questo volto è repellente e inquietante? È un perfetto candidato alla lista dei 10 peggiori esempi di uncanny valley di tutti i tempi? Via, se ne progetta un altro finché non si imbrocca quello che più suona le corde del cuore di regia e sceneggiatura. Finché tutti non si dichiarano soddisfatti, questo design non s’ha da portare in sala.

 

Sequenza di combattimento per Hulk.

 

A un prezzo più che ragionevole (su IBS gli art book della Marvel viaggiano fra i 35 e i 40 euro. Diffidate dai rivenditori su Amazon Italia, che sparano cifre inaudite), vi portate a casa qualche centinaio di stampe full color e in HD spalmate su due chili di carta patinata. Mica male, no?

 

Thanos, sguardo all'orizzonte.

 

Si consiglia di arieggiare bene la camera dopo l’uso. L’odore di inchiostro misto colla che emana è qualcosa di allucinante, da stordire i sensi.

La lepisma libraia

Compralo qui

[Letture in inglese] “Darcy Burdock” di Laura Dockrill

Copertina di Darcy Burdock.

In un panorama sempre più internazionale, sapersi destreggiare fra lingue diverse da quella madre è indispensabile per restare al passo con le esigenze dei nostri tempi. Se da lettori uniamo l’utile al dilettevole attraverso la lettura di libri in lingua originale, apriamo anche la porta a migliaia di opere mai importate nel nostro Paese.

Una goccia di Mafalda, un’altra di Gian Burrasca, uno spruzzo di creatività. La decenne Darcy Burdock ha un modo tutto personale di percepire il mondo e si diletta nella scrittura per metabolizzare la realtà che la circonda. Dalla penna di Laura Dockrill nasce questa ragazzina stravagante che combina guai un giorno sì e l’altro pure.

La serie si compone di cinque titoli:

  • Darcy Burdock
  • Hi So Much
  • Sorry About Me
  • Oh, Obviosuly
  • Angrosaurus-Rex

Darcy Burdock, l’episodio d’esordio, è stato importato in Italia da Fanucci nel 2013 col titolo Darcy Burdock. Storie del mio mondo. Gli altri quattro libri, invece, non sono mai stati tradotti.

 

Serie: Darcy Burdock
Autore: Laura Dockrill
Genere: per ragazzi
Editore: Random House Children’s Publishing

Darcy Burdock è un’inimitabile ragazzina di dieci anni con una fantasia grande come il suo cuore. Curiosa, divertente e ferocemente leale, è capace di meravigliarsi per le piccole cose e di vedere lo straordinario nel quotidiano. Le piace scrivere sui suoi taccuini, mettersi lo smalto di diversi colori alle unghie, le piacciono i polpi (perché con tutte quelle braccia devono sempre avere qualcuno da abbracciare) e i calzini che hanno uno spazio diverso per ogni dito. Ma soprattutto adora la sua famiglia, inclusa la sua agnellina domestica, che è proprio come un cane con i ricci. Ah, e la sua migliore amica è Will, anche se è un ragazzo. Insomma, le voci che corrono su di lei sono tutte vere: anche quelle che riguardano molluschi innamorati, piante prodigiose e finte pozioni magiche. E se mai Darcy dovesse trovarsi in una situazione in cui non sapesse cosa fare… le basterebbe scriverci su una storia, e la sua immaginazione illuminerebbe senz’altro la verità!

 

Perché consiglio questa serie?

Perché è uno dei pochi libri per ragazzi che non si accontenta di una visione in bianco e nero dei suoi personaggi. Darcy Burdock vi farà sghignazzare, indignare, riflettere: una caratterizzazione di questo livello è qualità rara nel suo target di lettura.

 

A chi la consiglio?

Servirà almeno un B1 per godersi appieno la fantasia sfrenata di questa ragazzina e, perché no, anche i suoi errori grammaticali intenzionali. Serie caldamente raccomandata a chi vuole rivivere la spensieratezza della gioventù con gli occhi di una ragazzina irriverente ma sincera.

La lepisma libraia

[Letture in inglese] “Dreamland” di Robert L. Anderson

Copertina di Dreamland.

In un panorama sempre più internazionale, sapersi destreggiare fra lingue diverse da quella madre è indispensabile per restare al passo con le esigenze dei nostri tempi. Se da lettori uniamo l’utile al dilettevole attraverso la lettura di libri in lingua originale, apriamo anche la porta a migliaia di opere mai importate nel nostro Paese.

Qualche mese fa, nella prima tappa di questa rubrica a cadenza casuale, abbiamo corso per i corridoi del Museo dei Ladri insieme all’indomita Goldie. Oggi vi porto nel limbo che sta fra la veglia e l’incoscienza del sonno profondo, quella landa incoerente e inconsistente che è da anni oggetto di studi da parte di scienziati e fonte di mirabili idee per registi e autori visionari. Vi porto, insomma, nel Regno dei Sogni.

 

Dreamland.

Titolo: Dreamland (edizione inglese)
Autore: Robert L. Anderson
Genere: fantasy/young adult
Editore: HarperTeen
Pagine: 332

Odea Donahue cammina nei sogni della gente da quando aveva sei anni. Sua madre le ha insegnato le tre regole che ogni onironauta deve rispettare assolutamente: mai interferire, mai essere visti, mai camminare più di una volta nel sogno della stessa persona. Odea non ha mai messo in discussione queste regole, né si è mai chiesta perché sua madre sia terrorizzata dagli specchi. Non sa perché non possa fare a meno di tappezzare la casa di orologi, né perché la costringa continuamente a trasferirsi da un posto all’altro per tenere a distanza degli esseri mostruosi da cui sua madre è certa di essere braccata.
Quando un misterioso ragazzo di nome Connor si stabilisce in città, la vita di Odea comincia finalmente ad assumere una parvenza di normalità. Connor non solo abbatterà il muro che la ragazza ha tenuto eretto per così tanto tempo, ma andrà anche vicino a conoscere il suo segreto. Per la prima volta, Odea si chiede che male ci sia nel confessare la verità. Quando però la ragazza infrange le regole stabilite, il confine tra i mondi comincia a deteriorarsi. Come potrà discernere tra realtà e fantasia? 

Traduzione libera a cura di La lepisma libraia

 

Perché consiglio questo libro?

Dreamland non è un saggio filosofico né un manuale di medicina. È un romanzo fantasy, e neanche dei più riusciti (lascia con la sete in gola, per dirne una). Perché, allora, ne consiglio la lettura?

Perché quello onirico è un ambiente di cui si discute sempre troppo poco. I sogni sono fondamentali per il benessere del nostro organismo (è attraverso di loro che consolidiamo le memorie della veglia, per esempio), eppure, quando apriamo gli occhi e scopriamo che alcune di queste fantasie sono filtrate nel mondo dei desti, non ci soffermiamo quasi mai ad analizzarle. Le dimentichiamo con la stessa spontaneità con cui le concepiamo nottetempo.

 

A chi lo consiglio?

A chi ha acquisito almeno un B2 in inglese. A chi, sopratutto, si è chiesto cosa sia un sogno lucido e ha maturato abbastanza interesse da volerne testare gli euforici effetti in prima persona.

La lepisma libraia

[Letture in inglese] “The Keepers Trilogy” di Lian Tanner

Copertine di The Keepers Trilogy.

In un panorama sempre più internazionale, sapersi destreggiare fra lingue diverse da quella madre è indispensabile per restare al passo con le esigenze dei nostri tempi. Se da lettori uniamo l’utile al dilettevole attraverso la lettura di libri in lingua originale, apriamo anche la porta a migliaia di opere mai importate nel nostro Paese. Che ne dite di consacrare qualche articolo alle segnalazioni di questi libri?

 

The Keepers Trilogy

La Trilogia dei guardiani, serie fantasy e d’avventura per ragazzi, non è mai stata italianizzata, e a sei anni dalla pubblicazione dell’ultimo volume ho perso la speranza che mai lo sarà. Ma questo non vieta di gustarsi l’opera con le parole scelte dalla sua autrice, l’australiana Lian Tanner. Diamo un’occhiata ai tre libri di cui si compone.


Museum of Thieves. Edizione americana.Titolo: Museum of Thieves (Il museo dei ladri)
Autore: Lian Tanner
Casa editrice: Allen & Unwin (Australia)
Pagine: 252
Compralo qui

Welcome to the tyrannical city of Jewel, where impatience is a sin and boldness is a crime.
Goldie Roth has lived in Jewel all her life. Like every child in the city, she wears a silver guardchain and is forced to obey the dreaded Blessed Guardians. She has never done anything by herself and won’t be allowed out on the streets unchained until Separation Day.
When Separation Day is canceled, Goldie, who has always been both impatient and bold, runs away, risking not only her own life but also the lives of those she has left behind. In the chaos that follows, she is lured to the mysterious Museum of Dunt, where she meets the boy Toadspit and discovers terrible secrets. Only the cunning mind of a thief can understand the museum’s strange, shifting rooms. Fortunately, Goldie has a talent for thieving.
Which is just as well, because the leader of the Blessed Guardians has his own plans for the museum—plans that threaten the lives of everyone Goldie loves. And it will take a daring thief to stop him…
Museum of Thieves is a thrilling tale of destiny and danger, and of a courageous girl who has never been allowed to grow up—until now.


City of Lies. Edizione americana.Titolo: City of Lies (La città delle bugie)
Autore: Lian Tanner
Casa editrice: Allen & Unwin (Australia)
Pagine: 320
Compralo qui
Goldie Roth is a trained thief and a skilled liar. Along with her friend Toadspit, she’s supposed to be one of the Keepers of the mysterious Museum of Dunt. But although she desperately wants to be a Keeper, she will not leave her sick parents to do so.
But when Toadspit’s sister Bonnie is stolen, he and Goldie are forced to follow the child-stealers to the neighboring city of Spoke. Along the way, Toadspit too is captured, and Goldie is caught up in the Festival of Lies, where every word she says means something else and no one can be trusted. There, Goldie discovers some dangerous secrets—secrets that the child-stealers will kill to protect. She will need all her skills as a thief and a liar if she is to survive and save her friends.
Il mio preferito dei tre.


Path of Beasts. Edizione americana.Titolo: Path of Beasts (Il Sentiero delle Belve)
Autore: Lian Tanner
Casa editrice: Allen & Unwin (Australia)
Pagine: 358
Compralo qui
“A shiver of loathing ran through Goldie. It was more than six months since the Blessed Guardians had been banished from the city. But now here they were, back again!”

The city of The city of Jewel is in peril once again, as it is held captive by the frightful Fugleman, his band of Blessed Guardians, and an army of merciless mercenaries. Goldie and Toadspit are determined to free their city, but how can they fight such overwhelming forces? Their unlikely allies include a dozen white mice, the bloodthirsty spirit of a warrior princess, and a cat and a brizzlehound who are mortal enemies.
The ensuing war will set thieves against soldiers and trickery against Frow Carrion, a monstrous cannon with a mind of its own. The Fugleman will stop at nothing to defeat Goldie and her friends. And as Jewel and its people are dragged to the brink of destruction, Goldie will face her most difficult task yet: while Toadspit fights a duel to the death, she must walk the mysterious Beast Road, a secret path so perilous that no one has ever returned from it.
Will Toadspit survive the duel? Will Goldie survive the Beast Road?

 

Perché consiglio questa serie?

Perché, innanzitutto, è scritta favolosamente bene. E perché educa e intrattiene, come la migliore letteratura per ragazzi, e riserva lezioni anche a fasce d’età più mature. È un inno all’indipendenza, alla crescita personale, al libero arbitrio e alla presa in carico delle proprie responsabilità.

 

A chi la consiglio?

A chi ha ottenuto almeno un livello B1+ di conoscenza della lingua inglese. È pur vero che di letteratura per ragazzi si tratta, ma Lian Tanner è una veterana della scrittura e sa come maneggiare una penna. Chi si ferma ai livelli base si ritroverà a dover aprire il dizionario troppo spesso per trarre dalla lettura qualsiasi godimento.

Nota: la foto in copertina riporta le copertine dell’edizione originale australiana. In seguito, la trilogia è sbarcata anche negli Stati Uniti, dove è stata pubblicata in una nuova veste artistica con le tre copertine di cui sopra. Qual è la vostra preferita?

La lepisma libraia