Dalla matita allo schermo: “Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie”

Noi topini lepisme di biblioteca attribuiamo alla parola scritta un peso specifico tutto particolare. Non riflettiamo però troppo sul fatto che non è necessario scomodare le lettere dell’alfabeto per incidere una storia sulla carta. Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie riduce al minimo i caratteri tipografici per dare carta bianca al mondo colorato dell’arte.

Vignette e strisce mute si pubblicano da decenni a questa parte e non mancano mai di divertire, indignare, sobillare. Abbattono le barriere del linguaggio e si fanno capire da chiunque abbia occhi per guardare. Per perpetuare un’idea, infatti, bastano un canovaccio bianco e la tavolozza dei colori. Oppure, proponendo una combinazione aggiornata ai nostri tempi digitali, la superficie magnetica di una tavoletta grafica e una buona dimestichezza con l’interfaccia di Corel Painter.

Sto parlando degli art book. Di un art book in particolare: Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie, che ho aggiunto in libreria sulla fine del 2018 e su cui non ho ancora smesso di sbavare (metaforicamente parlando, ovvio).

 

Iron Man VS nave aliena.

 

La strada di Infinity War verso il cinema è lastricata di… design abbandonati

Cronologicamente fedele alla struttura del film di cui intende rivelare i retroscena, Marvel’s Avengers: Infinity War – The Art of the Movie impressiona per qualità e quantità. Il fiuto formidabile dei talent scout di Mamma Marvel si traduce in un’équipe di formidabili artisti che competono fra di loro per superarsi tavola dopo tavola e stupire l’osservatore a ogni cambio facciata. E non commettete l’errore di pensare che l’abitudine stemperi la meraviglia: a prescindere dal numero di volte che lo sfoglierete, non mancherà di sbalordirvi.

 

Thor e la sua Stormbreaker.

 

Alle tavole propriamente dette che sprizzano talento e dinamicità da ogni cm di cellulosa, si alternano cataloghi di concept art, primi piani, specchietti informativi e studi di prospettiva dei personaggi dominanti del film. È fra queste pagine che le sopracciglia svettano verso l’alto. Ci si rende conto della mole di impegno che ha portato i nostri supereroi preferiti a essere quello che sono oggi.

La resa proiettata su schermo è “solo” ciò che è sopravvissuto a una lunga serie di tentativi che invece non ce l’hanno fatta. Ogni scelta stilistica, che siano le nuove rotondità della tenuta da battaglia di Thor o la drastica sforbiciata ai capelli di Captain Marvel (non rappresentate nell’art book, che da titolo si ferma all’era pre-schiocco, ma che credo e spero avremo modo di approfondire nel volume dedicato a Endgame), si tira dietro uno strascico matrimoniale di varianti rifiutate in corso d’opera.

 

Thanos, varianti di vestiario.

 

Un costume è impacciato, imbarazzante, troppo fumettoso? Il CGI rendering di questo volto è repellente e inquietante? È un perfetto candidato alla lista dei 10 peggiori esempi di uncanny valley di tutti i tempi? Via, se ne progetta un altro finché non si imbrocca quello che più suona le corde del cuore di regia e sceneggiatura. Finché tutti non si dichiarano soddisfatti, questo design non s’ha da portare in sala.

 

Sequenza di combattimento per Hulk.

 

A un prezzo più che ragionevole (su IBS gli art book della Marvel viaggiano fra i 35 e i 40 euro. Diffidate dai rivenditori su Amazon Italia, che sparano cifre inaudite), vi portate a casa qualche centinaio di stampe full color e in HD spalmate su due chili di carta patinata. Mica male, no?

 

Thanos, sguardo all'orizzonte.

 

Si consiglia di arieggiare bene la camera dopo l’uso. L’odore di inchiostro misto colla che emana è qualcosa di allucinante, da stordire i sensi.

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“Valhalla” di Peter Madsen

Edizione islandese di Valhalla di Peter Madsen. (5 di 15 volumi)

Query di ricerca: Valhalla di Peter Madsen. Strumenti » Pagine in italiano. Ricarica. Chi provasse a battere queste parole sul motore di Google Italia si vedrebbe restituire una piana desertica, arida e inospitale dove ogni tanto rotolano salsole morte. Siccome la lepisma è del parere che il talento e il genio vadano diffusi a macchia d’olio, parlare di questo argomento diventa un dovere civico ancor prima che un piacere.

E l’argomento di oggi è Valhalla di Peter Madsen.

 

Cos’è Valhalla?

È una serie a fumetti danese che reinterpreta, in chiave comica ma sempre mantenendo una certa fedeltà all’originale, i miti norreni come presentati nelle Edde che sono sopravvissute fino ai giorni nostri. La raccolta, già conclusa, si compone di 15 numeri pubblicati in un ampio arco temporale che copre trent’anni, andando dal 1979, con l’uscita del primo albo dal titolo Ulven er løs, “Il lupo è libero”, al 2009, anno in cui l’ultimo volume, Vølvens syner, “Le visioni della veggente”, è approdato in libreria.

Evidente la parentela con l’oltramontano Asterix, da cui ha saccheggiato il formato da 50 pagine con albo rilegato in cartoncino rigido. La mano disegnante è però 100% appendice del braccio di Madsen, e se nel primo volume l’inesperienza della giovane età si concretizza in un tratto ancora un po’ immaturo ma già caratteristico, negli albi successivi l’illustratore non lesina alcuno sforzo e ci consegna tavole dettagliate e full color che già da sole valgono il prezzo di copertina.

 

Valhalla, Huginne Muninn in un'illustrazione di Peter Madsen.
Valhalla #5, tavola 1, edizione islandese

 

Si dà spazio a tutte le vicende più conosciute: Thialfi e Roskva, il furto del martello di Thor con nozze di tuoni e fulmini annesse, la costruzione della palizzata attorno ad Asgard, il concepimento di Sleipnir. Il tutto all’insegna di grasse risate, senza per questo snaturare il mito originale. Lodevole (ed efficace) il tentativo di Madsen & Co. di rattoppare e ordinare il mito secondo un ordine cronologico: si parte col reclutamento dei due bambini, Thialfi e Roskva, nel volume 1, per concludere con l’apocalisse del Ragnarök.

Oh, e dagli albi 4 e 5 è stato tratto un film a cartone animato.

 

Loki contro Logi in un'illustrazione di Peter Madsen.
Valhalla #5, tavola 15, edizione islandese

 

Al momento la traduzione del fumetto verso altre lingue è disponibile in svedese e norvegese, mentre è in corso d’opera per l’edizione islandese, ribattezzata in Goðheimar, di cui vengono pubblicati i volumi a cadenza annuale – quest’anno, infatti, dovremmo assistere all’uscita del nono. Traduzioni ufficiali dei primi albi sono inoltre disponibili per le seguenti lingue: olandese, tedesco, francese, finlandese, faroese e indonesiano. (E se non siete ferrati in nessuno di questi idiomi, girano sempre delle più abbordabili e meno ufficiali scanlations in inglese – ma non dite che ve l’ho detto io.)

Insomma, se vi attraggono i miti nordici e riuscite a metter le zampe sopra a qualche edizione di Valhalla, tenetevela ben stretta fra gli artigli, ché merita.

La lepisma libraia

3+1 libri di sapore tolkieniano dove il punto di vista non è quello degli umani

L'orso Paddington.

L’articolo di oggi verte su quattro libri fantasy accomunicati dal tema del viaggio e da caratteristiche che si rintracciano abbastanza spesso nei libri indirizzati all’infanzia: l’antropomorfismo negli animali e negli oggetti inanimati e la loro ascesa al ruolo di protagonisti. Ma chi ha detto che non esistono opere di questo genere concepite per attrarre e incontrare i gusti di una più vasta cerchia di lettori? Vediamo i prescelti più nel dettaglio.

1) “La collina dei conigli” di Richard Adams

Copertina de La collina dei conigli.

Titolo: La collina dei conigli
Autore: Richard Adams
Casa editrice: Best BUR
Pagine: 429

Il libro su Goodreads

Nel sud dell’Inghilterra, sulle colline del Berkshire, vive in pace una numerosa comunità di conigli. Tra loro c’è il piccolo Quintilio, che ha il potere di fare dei sogni premonitori: questa volta il sonno gli ha parlato di una terribile minaccia che sta per abbattersi sulla sua gente. Qualcosa di inspiegabile, che viene dagli uomini. Ma quando tenta di mettere in guardia il suo popolo, come spesso accade ai profeti, nessuno gli crede. E cosa può fare il piccolo Quintilio se nemmeno il Coniglio Capo gli presta attenzione? Semplice, decidere di fuggire lontano con un gruppo di amici fidati. Attraverso terre sconosciute e impervie, la coraggiosa compagnia di conigli intraprende un viaggio alla conquista della libertà e di una nuova possibilità di vita, imbattendosi in pericoli di tutti i tipi: da una conigliera dove i conigli sono un po’ apatici ma hanno cibo in abbondanza (anche se ogni tanto qualcuno scompare), a una strana comunità dove le coniglie non fanno più cuccioli… Un romanzo epico, a metà tra Tolkien e Orwell, un classico in cui Richard Adams dà forma a un universo divertente e appassionante, alla ricerca di un mondo migliore.

Douglas Adams ci ha lanciati nell’iperspazio sfruttando la propulsione d’improbabilità infinita. Richard Adams, invece, che con Douglas condivide solo il cognome, non le fronde dell’albero genealogico, ha propositi più rasoterra (nel senso letterale del termine): apre il terreno sotto ai nostri piedi per guidarci nella società gerarchizzata di una colonia di conigli. E la terra, per i nostri conigli antropomorfi, si aprirà davvero. Quando l’espansione dell’uomo minaccia la sicurezza della loro conigliera, Moscardo, Quintilio e una piccola compagnia di esuli si imbarcano in una missione verso un orizzonte privo di pericoli mischiando e uniformando al meglio filosofia, epicità e grandi emozioni.

L’ho snobbato per mesi con la convinzione (sbagliata) che fosse un libro destinato ai bambini. Non ripetete il mio errore.


2) “Bone” di Jeff Smith

Copertina di Bone.Titolo: Bone
Autore: Jeff Smith
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine: 1338

Il libro su Goodreads

Dopo essere stati cacciati da Boneville, i tre cugini Bone – Fone Bone, Phoney Bone e Smiley Bone – sono costretti a separarsi e si perdono in un vasto deserto non segnato sulle mappe. Uno alla volta, raggiungeranno una grande valle coperta di boschi e popolata da meravigliose e terrificanti creature. Sarà il più lungo – e incredibile – anno delle loro vite.

Non lasciate che quel 1338 vi spaventi: si tratta della raccolta completa di tutti i volumi di una serie a fumetti che ha debuttato negli Stati Uniti tra il 1991 e il 2004. Un’autentica goduria estetica grazie alle tavole full-color che mettono in risalto il tratto cartoonistico di Jeff Smith.

La trama si snoda attraverso le peripezie dei cugini Bone, tre bianche, simpatiche “ossa” antropomorfe, che si imbattono in una Valle misteriosa dopo essersi persi nel deserto. I nostri amici hanno tutta l’intenzione di tornare fra i loro simili, a Boneville, ma oscure creature si annidano in questa valle, oltre a un ancora più oscuro Signore delle Locuste, e malgrado i loro propositi finiranno per trattenersi più a lungo del previsto, lasciandosi coinvolgere in eventi più drammatici del previsto. Un connubio perfetto tra fantasy, epicità e umorismo.


3) “Gli orchi” di Michael Peinkofer

Copertina de Gli orchi.

Titolo: Gli orchi
Autore: Michael Peinkofer
Casa editrice: Armenia
Pagine: 544

Il libro su Goodreads

Un nuovo capitolo dell’eterna saga degli orchi. Deformi, crudeli ma, all’occorrenza, anche coraggiosi, i fratelli Balbok e Rammar, reclutati per portare a compimento una missione segreta, si dirigono verso il leggendario tempio di Shakara. Ha così inizio un’avventura densa di suspense, azione e ironia, che sconvolgerà il mondo degli orchi. Recuperare la Mappa di Shakara, che indica la via verso la conoscenza, tuttavia si rivelerà un compito tutt’altro che agevole: il viaggio infatti sarà disseminato di insidie e di incontri spiacevoli. Ai due, però, non rimane altra scelta che prendere la via del nord, avventurandosi in un’impresa nella quale in molti hanno già fallito, perdendo la loro vita.

Pur avendolo letto eoni fa, i ricordi fumosi di questo libro mi fanno ancora affiorare un sorriso.

Com’è la vita dalla parte dei rozzi e fetidi orchi? Se Tolkien ha schiuso l’uscio su questa razza da romanzo fantasy, il teutonico Peinkofer spalanca il portone e ci catapulta in una storia tutta incentrata su di loro con uno stile e un’ironia irresistibili. Preparatevi ad allenare il diaframma sin d’ora, o saran dolori. Da leggere.


Bonus: “Roverandom. Le avventure di un cane alato” di John R. R. Tolkien

Copertina di Roverandom.

Titolo: Roverandom. Le avventure di un cane alato
Autore: John R. R. Tolkien
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 173

Il libro su Goodreads

Mentre è in vacanza nel 1925 il piccolo Michael, cinque anni, perde l’amatissimo cane sulla spiaggia. Suo padre, J.R.R. Tolkien, per consolarlo gli racconta la storia di un cane di nome Rover che, trasformato in un minuscolo giocattolo da un mago, affronta una tumultuosa girandola di avventure. Rover finisce nella vetrina di un negozio di giocattoli, poi tra le mani di un bambino che lo smarrisce. Cominciano così le mirabolanti peripezie di Roverandom, come viene ribattezzato, che lo portano a viaggiare a dorso di gabbiano fino alla luna, dove impara a volare, e poi in un palazzo sottomarino abitato da fate, gnomi e sirene. Solo allora l’incantesimo potrà essere rotto, solo allora Roverandom potrà realizzare il suo desiderio più grande: tornare a casa come un cane normale.

In Roverandom non scorre la vena epica che troviamo nelle opere più gettonate di Tolkien, come Il Silmarillion. Le avventure di questo cagnolino sono perlopiù mirate a un pubblico giovane, ma non mancano di riservare qualche elemento di interesse ai lettori più maturi. Insomma, non capita tutti i giorni di interagire col mondo dalla prospettiva di un quadrupede col naso a tartufo!

Avete letto qualcuno di questi titoli o ne conoscete altri della stessa risma? La parola (o il commento) a voi!

La lepisma libraia

Libri cartacei o digitali? Entrambi!

Libri cartacei o digitali?

Il dibattito fra tradizione e tecnologia, libri cartacei e libri digitali, è all’ordine del giorno. Con una tecnologia sempre più imperante nelle nostre vite, il cartaceo sembra destinato a soccombere. Ma è davvero così? Stoccata dopo stoccata, vediamo come si conclude lo scontro all’alba del 2018.

 

Cartaceo… quanto mi pesi, mi costi, mi occupi!

Una delle prime questioni che rispondono alla chiamata alle armi di questo vis-a-vis è quella del peso. Non posso trascinare sull’autobus uno scaffale di libri (non passerebbe nemmeno dalla porta e, anche se potesse, penso sia vietato occupare il corridoio con bagagli ingombranti), ma posso tenere sempre a portata di borsa un’intera biblioteca virtuale. E se non posso coronare il mio sogno proibito di adibire una stanza a libreria per carenze di spazio, mi è dato riempire l’eReader con qualche migliaio di volumi per un peso complessivo di appena un paio di etti.

Senza tener conto, poi, del minor costo dei libri digitali rispetto al cartaceo. Se anche il guadagno si attesta a non più di un paio di euro su una nuova uscita, di questi tempi torna comodo risparmiare, soprattutto su quei libri che posso tollerare di possedere solo in formato file.

 

Gli evidenziatori fluo non usciranno mai di moda

Se c’è un ambiente nel quale il cartaceo la spunterà sempre sul digitale, è quello scolastico. Tra le funzionalità di tablet ed eReader si conta sì la possibilità di evidenziare paragrafi all’interno del libro, ma la piccola dimensione del testo combinata alla scarsa velocità di risposta tattile degli eReader a tecnologia eInk – quelli che riproducono l’esperienza visiva dell’inchiostro su carta – rende questi dispositivi inadatti allo studio e alla lettura di libri da consultazione.

Non solo: al fastidio di un feedback poco performante si associa l’affaticamento visivo. Questo problema è però solo a carico dei tablet e della loro malfamata retroilluminazione, perché buona parte degli eReader in commercio monta lucine imbucate sotto al bordo della scocca che garantiscono lunghe letture notturne nel pieno rispetto delle nostre retine.

 

Ma se devo evidenziare un libro di narrativa?

Ho questo incubo ricorrente in cui rinvengo sottolineature a biro in libri presi in prestito dalla biblioteca.

La sto un po’ buttando sull’iperbole, ma ai tempi dell’università, causa esami con bibliografie a chilometraggio illimitato, mi è capitato spesso di approfittare del prestito interbibliotecario per rintracciare il necessario allo studio. Vi risparmio i dettagli perché potrei urtare la vostra sensibilità (la mia è stata urtata, rivoltata e presa a calci).

Chi è dedito, senza per questo accusare vergogna, ad atti di imbrattamento di patrimonio pubblico (o privato) potrà non avere motivi per gioirsene, ma chi come me tiene sempre un bloc-notes nelle prossimità dell’angolo lettura pur di non macchiare un volume può rallegrarsi all’idea di evidenziare passaggi e frasi sporadiche direttamente sui propri libri digitali in modo del tutto provvisorio, senza commettere vilipendio su un solo centimetro di cellulosa.

 

Sniff sniff

Le percezioni sensoriali che derivano dalla lettura di un libro cartaceo possono dare assuefazione. Ogni libro stampato ha un proprio odore – dolce, penetrante, intossicante – e una propria consistenza fra le dita. Il fruscio delle pagine scandisce il ritmo con cui divoriamo una facciata dopo l’altra.

Tablet ed eReader, al contrario, emanano giusto una zaffata di plastica e cartoncino da imballo nei primi cinque minuti che seguono all’apertura della confezione, dopodiché le particelle di buono si disperdono nell’aria per mai più tornare a deliziarci l’olfatto. Il polpastrello dell’indice scorre le schermate nel più assoluto dei silenzi.

 

Stangata al dendrocidio

L’idea che siano stati abbattuti alberi per stampare centinaia, migliaia di copie di libri di cui l’umanità potrebbe fare volentieri a meno mi turba.

Non possiamo, invece, fare a meno dell’ossigeno. Comprimendo la storia della Terra in 24 ore emerge che noi umani non camminiamo sul pianeta che da due minuti, e che in pochi secondi siamo riusciti nella mirabile impresa di dimezzare il numero di alberi sulla sua superficie. La produzione di carta destinata alla stampa dei libri incide in numeri a singola cifra sulle percentuali di disboscamento, ma è un impatto che non può essere ignorato.

Sebbene i lettori eReader non esibiscano mostrine per la loro eco-sostenibilità, se siamo dei lettori forti possiamo ammortizzare l’acquisto (economicamente ed ecologicamente parlando) con qualche decina di libri in versione digitale.

La medaglia eco-friendly la riscuotono, ovviamente, le biblioteche.

 

Dove te lo firmo, questo eBook?

Disse lo scrittore autografante posto di fronte a un eReader.

Qualche anno or sono (ma, stante la mia pessima concezione del tempo, potrebbe anche essere il mese scorso) IBS mi ha sorpreso inviandomi una copia autografata di Olga di carta. La custodisco tuttora con gelosia di fianco agli altri libri di Elisabetta Gnone, tanto da aver conservato perfino il foglietto accluso all’ordine, in cui mi si scrive: “Gentile cliente, IBS ha pensato di fare cosa gradita inviandole una copia del libro firmato dall’autore”.

Quale supporto scrittorio abbiamo a disposizione per i libri digitali? Si potrebbe ovviare presentando allo scrittore una stampa della copertina, ma questo tipo di firma sarà sempre un qualcosa a parte, pur se la infiliamo, a mo’ di segnaposto, fra le pagine di una copia fisica del libro comprata a posteriori dopo essere stati colpiti da un’acuta crisi di rammarico. Basta un gesto perché le due cose, autografo e libro, si scindano.

L’autografo diretto sul cartaceo diventa invece parte integrante del libro stesso e ne aumenta il valore. Non lo si può togliere a meno di strappare di netto la pagina su cui è stato vergato – e chi è quel bruto che si macchierebbe di un tale delitto?

 

Autografo di Elisabetta Gnone. Olga di carta.

 

L’indispensabilità di un dizionario

Gli eReader arrivano nei negozi già installati con tutto l’occorrente per lo studente d’inglese. Se vi piace leggere libri in lingua originale, apprezzerete il vantaggio di cliccare su un termine e richiamarne istantaneamente la definizione sullo schermo. Collegando il dispositivo a una rete internet potrete anche integrare le informazioni da Wikipedia e ottenere la traduzione della parola in italiano.

Per certi libri digitali in lingua inglese è inoltre disponibile la funzione Word Wise. Se attivata, questa funzionalità disegna una linea tratteggiata sotto alle parole più complesse e ne visualizza la definizione nell’interlinea appena sopra di esse. Potete anche regolare la difficoltà dei termini da mostrare in base alle vostre capacità. E, ovviamente, salvare le parole più interessanti con un tocco dell’indice. Che pacchia!

 

Se lo condivido, vado nei guai

La condivisione di materiale cartaceo fra amici è semplice. Lo scambio dura il tempo di un passaggio di mano e la durata dell’affitto – o del sequestro di ostaggio – può protrarsi anche per mesi, ma tutti saranno concordi con me nel dire che non serve un QI einsteiniano per prestare un libro a un amico (giusto un po’ di fiducia e generosità, ecco).

Queste virtù si scontrano però con barriere antisfondamento quando dalla carta si passa ai formati digitali firmati da DRM. Gli eBook che si comprano online sono protetti da stringhe di codice (DRM, appunto) che impongono dei paletti alla lettura del file su più dispositivi, per cui solo quelli associati all’account da cui si ha effettuato l’acquisto sono autorizzati ad aprire il libro. Non solo: questo codice impedisce qualsiasi conversione immediata in altro formato più “libero da vincoli”.

Siccome rimuovere i DRM implica una padronanza informatica estranea ai più, nonché una bella violazione della legge sul copyright, non è possibile imprestare libri digitali perché questi ultimi contengono restrizioni ad hoc per i nostri dispositivi.

 

Quella parete tappezzata di libri

Magneti per polvere, lepisme e occhi umani. Nessuno rimane insensibile al fascino esercitato da una libreria strabordante di volumi. Ho voluto specificare occhi umani perché dopo otto anni di convivenza con un felino ho capito che i gatti li vedono semplicemente come torreggianti grattatoi per guance.

 

Compro, scarico, leggo

Internet disse: “Sia fatto l’acquisto!”. E l’acquisto fu.

Il tutto occupa un arco di tempo che comincia alla pressione di un tasto e finisce quando l’ultimo byte del libro viene scaricato e immagazzinato nella memoria del nostro dispositivo. Nella realtà, questo si traduce in un periodo che oscilla dai due ai dieci secondi, dipendentemente dalla velocità della nostra connessione e dalla dimensione del file da scaricare.

Il tempo di girare la chiave nel quadro col proposito di una puntatina in libreria, insomma.

 

Il piacere di cincischiare in libreria

D’altro canto, nessun acquisto virtuale può battere l’esperienza di un pomeriggio trascorso a gironzolare fra scaffali di potenziali acquisti. Si incontra gente, si interagisce con gente, si studia gente. È divertente organizzare i bazzicatori per categorie e studiarne il comportamento: i più affezionati che si raggruppano in crocchi appostandosi alle porte prima dell’orario di apertura (presente!), quelli dall’itinerario predefinito che tirano dritti al volume prescelto, quelli che invece di tempo ne hanno in abbondanza e scandagliano tutto il ben di Dio sugli espositori col cipiglio critico con cui si scelgono le mele meno ammaccate al banco dell’ortofrutta…

 

Tipografia a prova di ipovedente

Non sono ipermetrope, ma mi piace comunque leggere a caratteri larghi e con un’interlinea decente.

La dimensione e la scelta dei caratteri su carta riflettono le esigenze e i gusti di una casa editrice. I libri occupano spazio, dopotutto, e anche uno scritto relativamente breve come Il vicario, cari voi può lievitare a malloppo in stile Il Signore degli Anelli se stampato a carattere 40. Ma se i testi sono troppo piccoli? Se preferiamo un font sans-serif? Non è detto che i gusti della casa editrice rispecchino i nostri.

Gli eBook propongono tutta una serie di opzioni tipografiche che li rendono molto più flessibili. È possibile specificare il tipo e la dimensione del carattere, l’altezza dell’interlinea, la direzione di allineamento e tanto altro.

 

Batteria, batteria, non lasciarmi, anima mia!

Il sole ha raggiunto lo zenit e gli ioni di litio vi hanno appena augurato la buonanotte. Potete scrollare il vostro tablet/eReader come il cassettone di un flipper (ma rischiate di mandarlo in tilt, perciò non fatelo), o tormentare invano il pulsante di accensione.

Mentre voi vi strappate i capelli e producete scintille digrignando i denti, autolanciandovi strali e maledizioni per non aver fatto il pieno di energia prima di uscire di casa, sappiate che da qualche parte c’è un lettore tradizionale che si gusta una tazza di tè davanti all’eternità rassicurante della carta stampata.

 

E se cade, e se si rompe?

Scongiurato il disagio di una batteria a terra tramite l’acquisto di una power bank ad alta capienza, basta un guasto in un componente elettronico per interrompere l’idillio con la tecnologia. Allora dovrete affidarvi all’assistenza tecnica e sperare che arriviate alla fine della riparazione senza rodervi le unghie fino alle cuticole, perché non basterà uno schiocco di dita per vedervi riconsegnare il vostro aggeggio in tutta la sua ricondizionata gloria. Che prospetto orrendo, quello di mettere in stallo la lettura a tempo indeterminato.

La carta è concepita per crogiolare su uno scaffale per decenni (sempre che non ci siano lepisme in agguato!), al contrario di un chip che, bisogna dirlo, il più delle volte è progettato per coprire un tempo di funzionamento poco superiore alla durata della garanzia.

 

Arte e fumettistica a centottanta gradi

A novembre mi sono procurata l’artbook di Thor: Ragnarok. Pesa come un vitellino ed è largo quasi il doppio di un comune romanzo rilegato.

Acquistare libri d’arte in forma digitale non avrebbe senso per due motivi: primo, non tutti i lettori di eBook supportano i colori; secondo (e secondo me), la (bella) arte va goduta, ammirata e possibilmente venerata su superfici di dimensioni tali da suscitare l’impressione di tuffarsi nelle immagini. Chi macina vasche in piscina quando ha il mare a due passi? E quant’è grande lo schermo di un Kindle, 16 x 11 cm? A voi il calcolo delle proporzioni.

 

Artbook di Thor: Ragnarok VS Kindle.

 

Il bassotto mira al digitale

Non si è mai sentito che un ladro improvvisi un colpo sfondando il vetro di un’auto per prelevarne il libro appoggiato sul cruscotto.

Un eReader, per contro, come una radio estraibile, aizza la cleptomania del topo d’auto di passaggio a livelli allarmanti. Senza contare che, se il sole è libero di abbattersi sull’interno della macchina, il gadget tecnologico rischia di surriscaldarsi con tutto ciò che ne consegue in fatto di danneggiamento dei componenti elettronici.

La stessa cautela è da osservarsi in qualsiasi luogo pubblico, naturalmente.

 

Quei poveri libri nel dimenticatoio

Catalogo cartaceo che lasci, equivalente digitale che trovi?

Libri che minacciano di scomparire per sempre dagli scaffali possono sopravvivere in formato file.

La realtà in trasparenza. Lettere di Tolkien, dopo una prima edizione non troppo fortunata, è rimasto fuori catalogo per anni ed è uno dei pochi, dei pochissimi a essere stato graziato e riaccolto di recente fra i ranghi sugli scaffali delle librerie. La Bompiani, infatti, ha rilasciato questo gennaio una nuova edizione della raccolta, dal titolo Lettere (1914-1973). Ad essere stato rivoluzionato non è solo il comparto grafico ma anche il contenuto stesso: si tratta di una completa ritraduzione.

Qual è il destino di tutti quegli altri libri cartacei fuori catalogo che non vantano un futuro così roseo, libri per cui non è prevista, né ora né mai, una ristampa o una nuova edizione causa costi proibitivi?

Li si potrebbe digitalizzare. E i costi di tipografia *puff* evaporerebbero. Al momento attuale i cataloghi dei libri cartacei sono molto più corposi di quelli del digitale, ma mi aspetto, in virtù delle ragioni esposte, un’inversione di tendenza in tempi non troppo lunghi.

 

Tirando le somme…

Stante la carrellata di pregi e difetti illustrata sopra, il cartaceo pare imporsi sul digitale con un leggerissimo scarto, ma possiamo davvero parlare di vittoria assoluta? O siamo di fronte a un caso di vittoria relativa, per cui la preferenza verso l’una o l’altra modalità di lettura dipende, in ultima istanza, dall’uso che ne dobbiamo fare?

La parola alle vostre esperienze di lettori!

La lepisma libraia